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SBF Taccuino - Dura Europos: Crocevia di culture. Una civiltà perduta del Medio Oriente Antico

Nel 1920 i soldati britannici scavando delle trincee presso il fiume Eufrate trovarono per caso degli affreschi antichi. Nelle sabbie della Siria orientale scoprirono i resti dell’antica città di Dura-Europos. Situato sul fiume Eufrate, l’insediamento a lungo sepolto fu dominato in successione da macedoni, parti e romani fino alla sua distruzione nel 256 d.C. Oggi il sito è conosciuto per i suoi edifici, che comprendono la chiesa più antica del mondo, una delle prime sinagoghe mai rinvenute, e numerosi templi greco-romani.

Dura-Europos fu fondata intorno al 300 a.C. e si estende per circa 180 acri. Studiosi come Lisa Brody, direttrice associata per l’arte antica alla Galleria d’Arte della Yale University, che ospita molti manufatti provenienti dal sito, la chiamano affettuosamente col suo nome originale di ‘Dura’. La città fu costruita da Nicanor, un generale di Seleuco I, uno dei successori di Alessandro il Grande, che prese il potere in questa regione dopo la morte del re macedone. Nelle sue Stazioni Parte, il geografo Isidoro di Charax, che visse probabilmente sotto i primi imperatori romani, la chiama “La città di Dura Nicanoris, fondata dai macedoni, chiamata anche ‘Europos’ dai greci.”

Brody racconta che James Henry Breasted, archeologo americano, ai tempi della scoperta era in Siria. Dopo aver analizzato e scritto sui ritrovamenti di Dura, Breasted tenne una lezione sul suo lavoro presso l’Accademia Francese di Iscrizioni e Lettere. In questo modo l’Accademia Francese fu coinvolta negli scavi, che catturarono l’attenzione di Mikhail Rostovtzeff, professore dell’università di Yale.

Quest’ultimo ebbe l’approvazione di Yale per collaborare con l’Academia, gli scavi cominciarono alla fine degli anni ‘20. Dopo dieci stagioni di scavi, gli americani e i siriani divisero i manufatti in parti uguali. I siriani scelsero per primi, una normale abitudine in quel periodo. I siriani scelsero la sinagoga scavata, mentre Yale ricevette altri manufatti, compresi gli affreschi dell’edificio cristiano e del tempio di Mitra. La maggior parte degli oggetti sono a Damasco o a Yale, ci sono pochi pezzi a Parigi, che però erano stati trovati prima che cominciassero gli scavi di Yale.
La posizione di Dura era ideale, perché era difendibile e situata presso un’abbondante sorgente di acqua. Susan Downey, docente di storia dell’arte all’Università di California (Los Angeles), che partecipa agli scavi a Dura dal 1988, ha sottolineato che il luogo si trova in alto rispetto al fiume Eufrate, dove vi è una stretta ansa. E’ anche molto ben protetto, perché vi è uno strapiombo molto ripido sul versante del fiume. Ci sono poi due wadi (valli) su entrambi i lati, così l’unica parte completamente esposta è il lato verso il deserto.
La città si trovava in una posizione strategica per i seleucidi, gli eredi dell’impero eurasiatico di Seleuco I, che, al suo apice, si estendeva da Pergamo lungo la costa egea dell’Asia Minore fino a Bactria dell’odierno Afganistan. Simon James, uno specialista dell’archeologia militare di Dura dell’Università di Leicester, ritiene che la ragione per cui i seleucidi fondarono Dura in quel posto fu perché essa veniva a trovarsi esattamente a metà strada tra le loro due capitali, quindi al centro del loro impero. Il carattere militare di Dura-Europos è dovuto ai suoi fondatori macedoni, che erano, secondo James, soldati fuori servizio stanziatisi nell’area per farvi sviluppare gradualmente una città.
Il termine ‘Dura’ deriva da ‘duru’, che in aramaico significa fortezza; tuttavia, in Caravan Cities (1932), Rostovtzeff trova le origini della parola nell’assiro. I greci chiamarono il luogo ‘Europos’ in riferimento al luogo di nascita macedone di Seleuco I. Il nome composto è una combinazione moderna. Il governo seleucide rispecchiava gli altri che si trovavano in tutto il mondo greco. Un ufficiale chiamato stratega era a capo delle forze militari di Dura, ma più tardi divenne un governatore civile e la carica divenne ereditaria. Insieme allo stratega vi era l’epistates, che James descrive come un ‘sorvegliante reale’ dei seleucidi.
Una fusione di culture
Col tempo la popolazione locale di Dura si fuse con i coloni greci dando luogo a un’identità eclettica. In ogni conquista successiva, dei parti, dei romani e, infine, dei sasanidi, Dura aggiunse più strarti al suo patrimonio culturale. In un primo temo ci fu una mescolanza di coloni greci, ma poi la popolazione locale fu aramaica.
Questa fusione di popolazioni si riflette nell’architettura sacra del sito. I cittadini della vicina Palmira, un importante centro di commerci, costruirono a Dura un tempio per i loro dei. Il santuario si può datare grazie all’iscrizione dedicatoria risalente dagli anni ‘30 a.C. I residenti di Dura costruirono diversi templi, compreso uno a Zeus Kyrios, una fusione di divinità del Vicino Oriente e della Grecia. Il popolo che edificò il tempio di Zeus Kyrios proveniva da un luogo chiamato Anah, che è presso il fiume – ciò si sa grazie all’iscrizione. Diversi popoli si spostarono in questa città ed il suo pantheon divenne molto vario.
Altri santuari sono dedicati agli dei ibridi greco-siriani. Rostovsteff ha identificato un tempio di Nanaia – una possibile variante di ‘Nana’ la divinità sumerica della luna – con Artemide, divinità greca della caccia e della luna. Un tempio di un altro dio locale, Azzanathkona – legato al villaggio di Anah summenzionato, chiamato anche ‘Anath’ – sempre collegato ad Artemide, secondo un’iscrizione, venne aggiunto nella metà del secondo secolo quando il tempio fu ampliato. Per Downey è evidente che popolazioni diverse pregavano varie forme degli stessi dei.
La fusione tra culture è evidente nella varietà e nella costruzione dei templi. Alcuni templi non hanno la forma consueta che si riscontra nel mondo greco e romano. Ciò si nota anche nelle sculture, nelle immagini di divinità che sono familiari perché provengono dal mondo greco e romano – come Eracle, Afrofite, Ermes – a volte rappresentate con fattezze straniere o orientali, per influsso del Vicino Oriente o di Palmira.
Anche lo stile architettonico del tempio è un prodotto locale. I templi tendono ad assumere una forma architettonica orientale anche per il culto degli dei greci e latini. La tipologia di questo tempio locale ha una struttura con un cortile circondato da mura con stanze, che comprende delle cappelle. Il santuario del dio, o naos, si trovava su di un lato. La sua forma mostra un’indipendenza architettonica dai romani, anche se gli dei romani erano adorati nelle aree del tempio.
Parti contro Romani
Nel 113 a.C, i parti, un popolo sorto nella zona nord-orientale dell’Iran, prese la città dei seleucidi. Mantennero il controllo per diversi secoli, tranne che per una breve parentesi romana dal 116 d.C. al 118 d.C, dopo di che ripresero il potere. I titoli di stratega ed epistates continuarono ad apparire nelle iscrizioni del tardo primo secolo a.C. In quel tempo lo stratega, un tempo un ufficiale militare era a capo del comando della città che apparteneva alle grandi e relativamente ricche famiglie che si consideravano greche e continuavano e dominare la politica locale. In questo periodo Dura divenne una città di frontiera, o almeno una città in direzione del confine occidentale dell’impero parto.
Verso il 160, il movimento dei parti verso ovest minacciava il confine romano lungo l’Eufrate. L’imperatore romano, Lucio Vero, guidò le sue truppe in Siria per respingere il nemico. Nel 165 prese Dura e la rese una città romana. Stabilì sul posto una guarnigione militare permanente, che comprendeva arcieri della vicina Palmira.
A Dura il comandante militare romano probabilmete aveva autorità politica oltre alle sue responsabilità belliche. Egli posizionò la sua guarnigione all’interno della città stessa, nell’angolo nord-ovest della città. Gli archeologi di Yale hanno notato che un muro separava la sezione militare dal resto della città; gli edifici all’interno di questa sottosezione di Dura erano chiaramente romani e disposti in modo da fungere da anfiteatro verso le caserme militari.
Gli invasori si presentarono come compagni che liberavano Dura dal giogo dei parti. Essi consideravano Dura una città greca e immaginarono il futuro della città sotto il comando romano come una comunità dell’impero romano che si autogovernava, amante della libertà con cui sostanzialmente poteva governare i propri affari finché pagava le sue tasse e, soprattutto, di diceva favorevole verso l’imperatore.
Gli invasori romani mantennero lo status quo aristocratico nel controllo della città. Negli anni precedenti, gli incarichi degli strateghi e degli epistati si erano fusi in un’unica figura e il doppio incarico continuò almeno per tutto l’inizio del periodo romano. Nello stesso tempo il comandante di guarnigione avrebbe esercitato il controllo sulle ‘porte e le mura’ e probabilmente anche sul potere politico.
Dura, con la sua posizione strategica sull’Eufrate, divenne parte del più ampio panorama romano per il Vicino Oriente. Quando i romani conquistarono Dura, presero anche i territori più a valle della città, che divenne una sorta di capitale regionale da dove i romani esercitavano il controllo sul tratto del fiume. Sebbene non così estesa come la vicina Palmira, Dura serviva come base per operazioni di attacco verso l’Iraq.
La sinagoga, la chiesa e il mitreo
Due dei più interessanti ritrovamenti a Dura sono stati una sinagoga e una chiesa, entrambe costruite sotto il dominio romano. Secondo James l’introduzione del giudaismo e del cristianesimo può essere attribuito all’esercito. Questo era un tempo in cui il cristianesimo e anche le comunità ebree si espandevano nel luogo, lungo le strade del commercio e le vie di comunicazione. Può darsi che finirono sulla via dell’esercito romano.
Nonostante secoli di abbandono, questi edifici sono in ottime condizioni. Quando Dura fu assediata nella metà del terzo secolo, i soldati locali costruirono un argine per difendere il lato ovest della città. Quando crollò, seppellì gli edifici che si trovavano lungo le mura occidentali, comprese la chiesa e la sinagoga, e le tenne protette dai danni del tempo e dall’acqua.
Secondo Downey la sinagoga che risale alla fine del secondo secolo è la più antica sinagoga che si conosca, escludendo quelle in Israele. Originariamente parte di un’abitazione, la sinagoga aveva anche una ‘sala riunioni’, che può aver ospitato una nicchia per la Torah. E’ interessante notare che non è stato rinvenuto nella sinagoga nessun manufatto, tranne un piccolo frammento di papiro. Per spiegare l’assenza di oggetti, Downey ha ipotizzato che le persone che pregavano nel luogo sapevano che la città era sotto assedio, così, quando e se lasciarono la città, presero con sé gli oggetti e tra questi i rotoli della Torah. La sinagoga fu ristrutturata nella metà del terzo secolo; i resti di questo periodo sono quelli che si vedono oggi. Al tempo della sua costruzione la sinagoga fu ampliata a danno della casa; le fu aggiunta un’altra abitazione per ricavare più spazio.
La sinagoga conserva dei dipinti molto elaborati. Questi affreschi comprendono raffigurazioni di figure bibliche come Mosè Aronne ed Ester. L’edificio sacro di Dura vanta costruzioni e decorazioni più elaborate rispetto agli altri templi locali. Brody ha affermato che è una costruzione molto più grande e molto più decorata del Mitreo e dell’edificio cristiano. La tavolozza dei verdi e dei gialli della sinagoga è molto diversa da quelle nelle altre case religiose e mostra una gamma più vasta di colori.
La chiesa cristiana fu costruita nel 241 circa. All’interno si trova il più antico fonte battesimale conosciuto. I dipinti, tutti concentrati nel battistero, rappresentano scene bibliche dell’Antico e del Nuovo Testamento: Gesù che cammina sulle acque, il Buon Pastore, Davide e Golia e altre. Non si conosce la ragione esatta del perchè sia stata una casa ad essere adibita a chiesa, ma forse era tutto ciò che i cristiani potevanno permettersi.
Secondo Downey è possibile che la casa appartenesse a qualcuno che o era cristiano o lo divenne. La chiesa è molto più piccola rispetto alla sinagoga, perciò è un’ipotesi valida pensare che non c’erano così tanti cristiani nella città. I dipinti, nel complesso, sono di qualità più scadente.
L’edificio cristiano è situato proprio sotto una delle torri delle mura. Chiaramente la guarnigione sapeva che i cristiani si riunivano lì. Le tesimonianze suggeriscono che questa era più di una comunità religiosa sotterranea. Il fatto che il loro luogo di preghiera, tuttavia, fosse un’abitazione convertita in luogo di incontro, indica che la comunità cristiana era a quel tempo ancora perseguitata.
Un altro tempio di rilievo era il Mitreo, edificio di culto del mistero che onorava un dio del sole, Mitra, che conobbe un’ampia diffusione nel secondo secolo. La fondazione di questo tempio è attestata dall’iscrizione di Palmira del 168-169 d.C. circa. L’edificio ha la forma tipica di un Mitreo: una stanza lunga con panche su entrambi i lati. I rilievi del dio sarebbero stati collocati in una nicchia di culto alla fine della sala. Questi rilievi rappresentavano Mitra intento ad uccidere un bufalo.
Downey ha sottolineato che sono stati trovati in Siria pochi altri templi di Mitra, fatto che ha spinto gli studiosi a credere che il culto deve essere stato importato da qualche altra parte. Non è una coincidenza che il Mitreo a Dura fu costruito in un luogo che, nel 165, fu occupato da un accampamento di un esercito romano. Le persone che lo costruirono avevano nomi semiti, ma alcuni di loro possono aver servito l’esercito romano in Europa e aver appreso il culto di Mitra. In un affresco del suo tempio, Mitra è raffigurato a cavallo e ha un arco e una freccia, immagine che ricorda i soldati di stanza a Dura, che erano gli arcieri di Palmira.
Gli affreschi dell’edificio cristiano e del Mitreo sono attualmente conservati a Yale. Trovandosi lontani dal loro ambiente da decenni, i colori hanno cominciato a sbiadirsi e i dettagli a perdersi. L’intonaco originale sui muri della chiesa contiene dei sali che affiorano quando non si trovano in un ambiente con la temperatura controllata. A causa di questi sali e della gommalacca instabile messa sui dipinti per conservarli, quando furono portati alla luce per la prima volta, l’opera si è deteriorata. Sono andati persi così tanti dettagli e i colori vibranti che non sono ciò che il pubblico si aspetta di vedere e sono quasi non esponibili per la galleria.
Per preparare i dipinti per una imminente mostra itinerante, i sovrintendenti di Yale stanno ritoccando l’opera con pitture reversibili. Per riportare l’immagine all’aspetto che aveva in antichità, i sovrintendenti si sono serviti delle fotografie scattate al momento dello scavo iniziale. I colori di nuovo vibranti mostreranno al pubblico una versione più reale di come apparivano gli affreschi nel passato.
Nel suo lavoro a Yale, Brody ha trovato delle analogie tra il Mitreo e l’edificio cristiano. Oltre al fatto che entrambi sono delle case convertite in edifici religiosi, appaiono anche orientati su un’area a nicchia centrale, con decorazione a forma di arco intorno all’area e poi sui muri. Entrambi gli edifici mostrano la stessa tavolozza di colori sui toni terra: rosso, nero, bianco e grigio. Non c’è nulla di sorprendente a pensare che fu lo stesso artista a lavorare in entrambi gli edifici.
Gli Ultimi Giorni di Dura
Nel 194 d.C. l’Imperatore Settimio Severo divise la provincia della Siria per limitare il potere dei suoi precedenti governatori ribelli. Come risultato Dura venne a far parte di una nuova provincia della Siria Coele. Nei suoi ultimi anni ottenne anche lo status di colonia romana, che, dal terzo secolo, era ciò un titolo onorario per un’importante città della provincia romana. Quel senso di unità avrebbe aiutato i romani a riprendere Dura contro il potere in ascesa dei sasanidi, gli eredi dei parti, nell’est. Fu solo con l’arrivo dei persiani sasanidi negli ultimi anni della sua esistenza che Dura divenne davvero una fortezza di frontiera quando si trovò ad offrontare il pericolo dell’attacco.
Nel 253-254 Shapur I dell’impero sasanide attaccò la città, distruggendola due anni dopo. Il conflitto provocò un primo caso di guerra chimica. Sotto un muro della città, gli archeologi hanno trovato delle gallerie in cui i romani e i sasanidi combattevano. James è arrivato alla conclusione che i sasanidi prepararono una trappola per i soldati romani, accendendo torce di zolfo e pece perché rilascessero un fumo velenoso quando i nemici entravano nel tunnel proprio al di sopra. Il diossido di zolfo che si sollevava avrebbe reso i soldati privi di sensi; nel panico, quelli ancora svegli sarebbero stati bloccati dai loro compagni caduti.
James ritiene che la tecnica di produrre fumo avvelenato sia un aspetto della guerra d’assedio greca poco accreditata, probabilmente poco praticata ma molto conosciuta. Fu sviluppata nell’ultimo secolo a.C. e i romani conoscevano questa tecnica di assedio della quale si servivano. A Dura, tuttavia, i sasanidi diedero prova di essere maestri in questa tecnica greco-romana, che era conosciuta anche da loro fin dagli inizi della loro storia.
Con queste tecniche Shapur I prese Dura e la distrusse. Il motivo per cui i sasanidi volevano distruggere la città è sconosciuto. Essi non volevano che Dura esistesse o che fosse abitata. James ha ipotizzato che il gioco alterno di prendere e perdere Dura irritava i sasanidi, specialmente dopo che i romani la ripresero e la fortificarono nel 254, sfidando i sasanidi. Shapur attaccò subito dopo per ragioni in parte punitive, perché i sasanidi avevano preso la città ma erano stati scacciati, perciò ora l’avrebbero distrutta. Allo stesso modo rasero al suolo un’altra città cuscinetto, Hatra, nel 240, quando essa li sfidò.
Dopo aver distrutto Dura Shapur avrebbe deportato molti dei suoi cittadini. James ha aggiunto che una dei provvedimenti che i sassanidi fecero fu la deportazione di massa, simile a quella descritta nella Bibbia, allo stesso modo di Sennacherib, il re assiro, di cui si parla nella Bibbia, che fece spostare numerose popolazioni ebree per sua volontà. I sassanidi agirono in modo simile nel 240 con Hatra. Questa imposizione era una tattica di terrore. Dopo la distruzione di Dura nel conflitto tra sassanidi e romani, non ci sarebbe stato bisogno di ripopolarla: altre città presero il suo posto nella dinamica politica della regione.
Per ironia della sorte la distruzione ha preservato molti dei più importanti manufatti della città sotto le macerie. I resti di Dura sono rimasti in parte intatti perchè, dopo la sua devastazione nel 256 da parte dei sasanidi, non fu mai ripopolata per qualche ragione. Così la sabbia del deserto l’ha inghiottita. Se la città fosse stata ripopolata, la sabbia asciutta non avrebbe conservato i resti. Grazie alle costruzioni di difesa l’area si è riempita e non è mai stata riaperta fino all’inizio degli scavi. Non ci fu bisogno di rioccupare Dura dopo la distruzione, circostanza certamente gradita agli archeologi, perchè è stato possibile condurre gli scavi senza intoppi; non sarebbe stato così nel caso vi si fosse sviluppata sopra una città moderna.
Dura oggi
Dura oggi non è affatto abbandonata, gli scavi continuano. Gli scavi al sito sono condotti da una spedizione francese-siriana diretta dall’archeologo Pierre Leriche. Leriche si sta concentrando sulla pianta della città e sulle fortificazioni, con l’aiuto di Jennifer Baird della University of London a Birkbeck. Baird sta provando a ricostruire la vita quotidiana di Dura osservando i manufatti e il loro insieme e ciò che possono raccontare della vita quotidiana.
Se Dura in passato non fu né una grande città né tanto ricca, perché è così importante per gli archeologi? Le straordinarie condizioni dei suoi resti destano certamente molta attenzione: la varietà di templi che abbracciano culti politeisti e monoteisti; le magnifiche pitture e sculture che vi si trovano. Altri vedono Dura come una rappresentazione straordinaria della vita quotidiana di una città nell’antichità. Per James ciò che rende interessante Dura è che non era così importante come Antiochia e neanche lontanamente del calibro di Damasco o Gerusalemme. Molti sostengono che non c’era nell’antichità un esempio simile di città, perché i centri cittadini erano tutti molto diversi. Dura era di medie dimensioni e non una grande città. E’ probabile che esistessero molte più città del tipo di Dura, piuttosto che vaste metropoli.




Fonte: Carly Silver, Archaeology, 11 agosto 2010 (http://www.archaeology.org/online/features/dura_europos/)

Adattamento: R.P.

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