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SBF Taccuino - Resti dell’antico Sudan raccontano di lunghi pellegrinaggi

Gli scavi di alcune chiese d’epoca medievale nel Sudan centrale hanno rivelato un tesoro d’arte, tra cui una costruzione con influenze architettoniche europee. Gli archeologi hanno rinvenuto tracce di viaggi di pellegrini provenienti dall’Europa occidentale, che percorrevano distanze equivalenti a quella tra New York e il Grand Canyon per raggiungere la regione.

Insieme a quella di altri viaggiatori, è ricordata la visita di un uomo dal nome catalano Benesec.

Le scoperte sono state effettuate a Banganarti e Selib, due siti lungo il Nilo che facevano parte del regno di Makuria, un regno cristiano governato da una dinastia per tutto il medioevo.

L’arte antica del Sudan testimonia la consuetudine di lunghi pellegrinaggi

Bogdan Zurawski, dell’Istituto delle Culture del Mediterraneo e dell’Oriente dell’Accademia delle Scienze polacca, che ha presentato di recente le sue scoperte al Royal Ontario Museum di Toronto, ha dichiarato che lì l’arte narra storie di re, santi, pellegrini e persino di demoni femminili.

Le chiese medievali

Nel suo discorso Zurawski ha sottolineato come la più recente delle chiese scoperte a Banganarti, costruita circa 1000 anni fa, sia unica. Ha, inoltre, evidenziato che non vi è nulla del genere in Nubia o altrove.

La chiesa contiene diciotto ambienti quadrati, due scalinate e, al centro, un’area coperta da una cupola che probabilmente conteneva reliquie sacre. Gli scavatori pensano che l’edificio fosse dedicato all’arcangelo Raffaele e che fosse impiegato per rituali di guarigione. Zurawski sostiene che le numerose iscrizioni riferite all’angelo alludono chiaramente al fatto che la chiesa fosse a lui dedicata.

Al di sotto dell’edificio giace una struttura, costruita circa 300 anni prima, anch’essa probabilmente dedicata all’arcangelo Raffaele. Questa chiesa inferiore, come gli archeologi la definiscono, contiene un affresco del nono secolo che raffigura “i Tormenti dell’Inferno”, e mostra Gesù visitare gli inferi per liberare Adamo.

Una Visita Catalana

Presso i due siti gli archeologi hanno scoperto numerose iscrizioni, molte lasciate dai pellegrini che visitavano le chiese con la speranza di essere guariti.

Una delle iscrizioni a Banganarti è stata scritta in catalano da un uomo di nome Benesec e sembra risalga al tredicesimo o quattordicesimo secolo. La scritta dice: “Quando Benesec venne a rendere omaggio a Raffaele”.

Zurawski ha spiegato che “Benesec” era un nome molto comune nel sud della Francia nei secoli tredicesimo e quattordicesimo. Questo Banesec, in particolare, probabilmente aveva viaggiato per circa 3700 km dal sud della Francia o dal nord della Spagna. Il viaggio lo portò a est attraverso il Mar Mediterraneo e lontano lungo il Nilo nel cuore dell’Africa.

L’iscrizione e una carta da gioco catalana rinvenuta a valle da un’altra squadra, forse lasciata da Benesec, sono state le sole tracce individuate di questi visitatori provenienti dall’Europa.

Zurawski ha ipotizzato che Benesec potesse essere un commerciante che, insieme ad altri catalani, ricevette il permesso dai governanti mamelucchi d’Egitto di attraversare i loro territori. Stando a quanto ha dichiarato, ai catalani erano concessi dei privilegi e diritti commerciali per lo scambio delle merci e per il commercio con l’Egitto, e sembra che si spinsero anche in Nubia.

Krzysztof Grzymski, curatore del Royal Ontario Museum, ha dichiarato al simposio che le testimonianze di un contatto tra il Sudan centrale e il mondo mediterraneo sono antiche. Grzymski ha aggiunto, inoltre, che al sito di Meroë, che raggiunse il suo apice circa 2000 anni fa, studiò la scultura di una testa con tratti greci, chiaramente ellenistici o ellenizzati, e tuttavia certamente realizzata da artisti locali di Meroë.

I Tormenti dell’Inferno

A Banganarti la squadra ha scoperto diverse opere d’arte, tra cui il dipinto dei “Tormenti dell’Inferno”. Zurawski ha notato che l’opera, nella nella chiesa ineriore, raffigura i “Tormenti dell’Inferno”, un tema assolutamente insolito. Vi appare Gesù Cristo appena disceso agli inferi al tempio di Ade, dove libera Adamo, che è raffigurato nudo. Anche gli altri defunti sono raffigurati nudi.

I defunti esprimono angoscia, urlano, piangono con le dita tese. Secondo Zurawski l’emozione dei morti, la loro rappresentazione e Adamo nudo, sono molto singolari. E’ certamente uno stile europeo di descrivere i tormenti dell’inferno, perché nella tradizione bizantina, il primogenito ed i morti, nella scena del tormento, sono raffigurati in atteggiamenti rigidi sacerdotali e completamente vestiti.

Re Davide ... di Nubia

A Banganarti si trovano diverse immagini di re, dei quali la maggior parte anonime perché non accompagnate da iscrizione.

C’è l’eccezione della raffigirazione di un sovrano del tredicesimo secolo conosciuto come re Davide, forse chiamato così in riferimento alla figura biblica. In un’iscrizione rinvenuta accanto si legge: “O Dio di Michele (o San Michele), permetti ad Arouase di vivere per intercessione del salvatore del Re Davide”. Sembra che Arouase sia riferito ad una persona.

Un’altra opera d’arte è l’immagine di San Damiano, un medico del terzo secolo che, con suo fratello Cosma, praticava l’arte medica in Cilicia, regione del sud-est della Turchia. I due fratelli erano conosciuti come gli asanargyroi, dottori che curavano i loro pazienti gratuitamente. Durante le persecuzioni contro i cristiani da parte dell’imperatore romano Diocleziano, furono catturati, torturati e decapitati.

Da quanto emerge, sembra che il santo era particolamente venerato presso il luogo.. Un’iscrizione menziona una persona ricca di nome Teita che giunse a Banganarti per ripercorrere la vita di Damiano. Nella chiesa l’immagine del fratello di Damiano non si è conservata.

Un demone femminile

L’apparato iconografico è ricco di tradizione sia religiosa che mitologica. Nella stessa chiesa la squadra ha scoperto una raffigurazione di Sideros, un demone femminile, nudo e legato mentre viene calpestato da Sant’Abbakyros, un medico santo, a cavallo.

Sideros nella mitologia medievale era un demone che tormentava le donne durante il parto.

Un’altra scena a Banganarti rappresenta la leggenda di un soldato romano del terzo secolo di nome Mercurio, che si convertì al cristianesimo e fu per questo giustiziato.

Christopher Walker nel libro “I Santi Guerrieri nell’Arte e nella Tradizione Bizantina” (2003) scrive che la Passio di Mercurio racconta che egli viveva sotto gli imperatori Decio e Valeriano. Mercurio in una visione vide un angelo che gli consegnava una spada, promettendogli la vittoria e raccomandandogli di non dimenticare il suo Dio. Quando egli rifiutò l’invito dell’imperatore di fare l’offerta ad Artemide, fu torturato e ucciso, mentre professava la sua nuova fede.

Secondo l’immagine scoperta a Banganarti, Mercurio riapparve come spirito circa cento anni dopo, dopo che il cristianesimo era stato proclamato legittimo in tutto l’Impero Romano.

A quel tempo a Roma c’era un imperatore, Giuliano, che faceva offerte agli antichi dèi romani invece di osservare i riti cristiani. L’imperatore stava conducendo una campagna contro i persiani in Medio Oriente quando, secondo la leggenda, apparve Mercurio e lo trafisse con una lancia, uccidendolo.

Sul muro a sud è raffigurata un’immagine molto interessante di San Mercurio che uccide l’imperatore Giuliano l’apostata. La scena mostra anche un’immagine della Vergine Maria in preghiera.

Un visitatore cieco

Un’altra raffigurazione che attrae l’attenzione è quella di un individuo chiaramente cieco in visita a Banganarti con la speranza di guarire, forse perché la chiesa era dedicata all’arcangelo conosciuto per essere il patrono dei ciechi.

Zurawski ha dichiarato che un pellegrino con problemi agli occhi giunto a Banganarti non era cristiano ma musulmano.

Il suo nome scritto in arabo “Deif Ali”, sta per “Ali l’ospite”. In una sua rappresentazione nella chiesa, egli è mostrato con un bastone e con un oggetto che sembra una borsa. Indossa un abito simile ad un kilt (gonnellino) e il suo cammino appare incerto. La sua cecità è rappresentata dal modo in cui è stato dipinto.

Selib

A pochi chilomentri a est di Banganarti si trova Selib, dove vi sono quattro chiese, costruite una sull’altra. Risalgono al sesto secolo, un tempo in cui il popolo in Nubia cominciava a convertirsi al cristianesimo. Gli edifici vennero usati per tutto il Medioevo.

Gli scavi al sito sono cominciati nel 2008 e ricominciati, dopo una breve interruzione, nel 2010. C’è ancora molto da scoprire, ma gli archeologi hanno già portato alla luce interessanti ritrovamenti, tra cui un battistero di 1500 anni.

E’ stata anche rinvenuta un’iscrizione che indica come una delle chiese fosse stata costruita da un re del settimo secolo chiamato Zaccaria. Si legge: “Zacharias basileus Mena hagios”, che significa che il re dedicò la chiesa a San Mena, eremita egiziano del terzo secolo.

Nelle vicinanze, la squadra si è imbattuta in un mistero intrigante. Gli archeologi hanno scavato un vano la cui base appre molto ben decorata.

Nel corso della sua conferenza, Zurawski ha riferito che alla profondità di cinque metri, l’attaccatura regolare dei mattoni, la cosiddetta attaccatura inglese, è interrotta e continua con uno schema a zig-zag di mattoni cotti al forno. Non ci sono ragioni tecniche o strutturali, secondo Zurawski, che giustifichino un tale cambiamento di schema dei mattoni. La sola ragione è estetica, ma rimane enigmatico spiegare una a cosa serva l’estetica alla profondità di cinque metri.

A pochi chilomentri da Banganarti, tuttavia, sembra che gli abitanti decisero che perfino le basi degli edifici dovessero essere esteticamente apprezzabili.

Adattamento: R.P.

Fonte: Owen Jarus, Live Science (3 novembre 2011)
http://www.livescience.com/16854-sudan-yields-medieval-art-signs-long-pilgrimages.html

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