Torre Antonia

La Torre Antonia

Fino a trent'anni fa erano molti gli studiosi che, scegliendo l'autorità del domenicano L.H. Vincent, ritenevano che il vistoso lastricato conservato nella proprietà delle Suore di Sion e dei Francescani fosse il cortile interno della Torre Antonia e fosse il famoso Litostroto del Pretorio di Pilato dove Gesù fu condannato a morte. Oggi questa teoria non trova più sostenitori fra gli archeologi. Già nel 1958 il francescano Bellarmino Bagatti cercò di dimostrare che il lastricato era piuttosto una piazza connessa all'arco trionfale (popolarmente detto Arco dell'Ecce Homo) e che andava datato al secondo secolo d.C. e non al tempo di Gesù. Il domenicano P. Benoit ha elaborato e propagandato le conclusioni di Bagatti, smantellando tutte quelle strutture semplicemente ricostruite da Vincent e che sono o inesistenti o di dubbia attribuzione. Anche lo studioso Y. Blomme, pur avanzando un'ipotesi, piuttosto discutibile, secondo cui l'arco dell'Ecce Homo non sarebbe un arco trionfale del secondo secolo, ma una porta urbica del primo secolo, implicitamente sconvolge ancor più radicalmente la ricostruzione di Vincent, perché l'area sarebbe attraversata da un muro difensivo della città e quindi non è questo il punto dove ricercare i resti della Torre Antonia in generale e il cortile interno in particolare.

Senza andare troppo nei dettagli, la storia dell'area in discussione può essere riassunta nel modo seguente:

1. La Torre Antonia, distrutta da Tito nell'assedio del 70 d.C., non va ricercata nelle rovine situate a nord della Via Dolorosa (cioè nella proprietà dei Francescani e delle Suore di Sion), ma più a sud.

2. L'inizio della strada moderna chiamato oggi Via Dolorosa segue con buona probabilità il tracciato del fossato artificiale con cui Erode separò il fianco nord dell'Antonia dal resto del colle Bezetha. Similmente a sud della medesima strada, cioè nell'area della scuola musulmana dove inizia la Via Crucis, va ricercato in parte lo sperone roccioso su cui fu costruita l'Antonia.

3. La grande piscina presso le Suore di Sion va identificata con la piscina dello Struthion, dove i Romani impostarono il terrapieno nei preparativi di attaccare la Fortezza Antonia situata a sud, cioè in direzione del Tempio. Questa piscina era inizialmente a cielo aperto e i margini rocciosi erano fiancheggiati almeno su un lato da gradini intonacati. In un secondo tempo fu suddivisa, come si vede oggi, da due volte ad arco poggianti su grossi pilastri centrali impostati nel senso della lunghezza. È interessante, per la cronologia relativa, notare come un canale che dalla piscina continuava verso la zona del Tempio, fu messo fuori uso dal muro di cinta dei Tempio Erodiano.

4. Nel secondo secolo d.C. l'imperatore Adriano, nel ristrutturare completamente la città devastata, impostò una grande strada pubblica a lastroni, ampia più di sette metri, sul tracciato del precedente vallum erodiano reso oramai inservibile. È questa probabilmente la strada est-ovest segnata nella mappa di Madaba e i cui lastroni sono stati in parte ritrovati in lavori recenti sia sotto l'attuale Via Dolorosa sia nella proprietà dei Francescani.

5. La strada adrianea era coronata da un arco trionfale (il cosiddetto arco dell'Ecce Homo) e si ampliava in una piazza lastricata la cui pavimentazione (il popolare Litostroto) si è preservata fino ad oggi. Va ricordato che il lastricato sormontava anche una parte della sottostante piscina dello Struthion, ormai coperta.


6. Del periodo medioevale rimangono i resti di due chiese e varie cisterne.

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